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Cambiare Psicologa?  E-mail




Gentile psicologa,
ho bisogno di un suo parere e la prego di rispondermi con sincerità, e per favore mi risponda mettendosi dalla mia parte e non dalla sua. Le chiedo di non pubblicare il mio nome perchémi serveriservatezza.
Da circa 8 mesi vado in terapia a Milano da una sua collega psicologa. Il suo nome me lo aveva fatto un caro amico di famiglia, di cui ci fidiamo tutti completamente, e che lavora nell'ambiente medico. Ai tempi io avevo spesso attacchi di ansia bruttissimi, ma siccome mi vergognavo gli chiesi se conosceva una psicologa, dicendogli che serviva ad un mio collega. In effetti questa dottoressa è una persona molto preofessionale, e tra l'altro anche il suo onorario è notevole (io pago 90 euro a seduta di 50 minuti). Dopo l'imbarazzo iniziale, mi sono trovato abbastanza bene e credo anche che mi abbia aiutato, perché alcune cose nella mia vota sono cambiate e secondo me lo devo a lei. Ora però c'è qualche problema che non rieesco a capire... ultimamente infatti mi sento svogliato e poco motivato, e quando arriva la seduta mi secca andarci, a volte me lo dimentico anche, e devo pagare la seduta a vuoto. Non è questo il problema, perché tutto sommato guadagno bene e non vado in rovina... il punto è che non mi sento più motivato come prima, anzi mi sembra di sentirmi sotto esame, come un bambino che non fa i compiti e il maestro lo punisce con lo sguardo. Mi sono ritornate alcune ansie, e di solito prima di andare da lei mi viene mal di stomaco.
Quello che voglio chiederle in tutta franchezza è se secondo lei dovrei cambiare psicologa, magari andare da un uomo che saprei affrontare megllio. Lo so che la mia domanda è assurda e che magari lei difenderà la sua collega, però le chiedo di aiutarmi a capire perché non so con chi parlarne visto che nessuno sa che vado in analisi. Magari ha esperienza di queste cose e sa darmi una risposta...
La ringrazio in anticipo e la saluto.

Caro signore,
non è facile risponderle perché non so niente di lei, né tantomeno della sua Psicologa. Forse però posso spronarla a vedere la questione da un altro punto di vista.
E' naturale che in una certa misura Psicologo e cliente possano non essere in perfetta sintonia: sono due esseri umani, e non sono costretti a piacersi. La loro è una relazione basata sul bisogno di uno e sulla professionalità dell'altro, e ha come scopo l'aiuto e la conoscenza.
Il punto è che è comunque una relazione: ciò che accade all'interno di essa ha significato esattamente come tutto ciò che entra nel percorso di psicoterapia, e come tale va usato nel lavoro psicologico, nell'analisi. La sua attuale antipatia per la mia collega potrebbe essere la spia di qualcosa che riguarda lei, e che sta trasferendo nella dottoressa (transfert). In ogni caso lei può fare una cosa, prima di pensare di cambiare: ne parli con lei. Le dica tutto quello che ha detto a me. Provi ad aprirsi profondamente: dire la verità ed esprimere l'aggressività fa parte del percorso di crescita. Se la mia collega, come credo, conosce il suo lavoro, saprà aiutarla ad elaborare la sua aggressività ed insieme farete un passo avanti. A volte infatti la terapia incontra delle empasse, dovute alle resistenze, agli schemi rigidi del passato, alla paura di cambiare, eccetera.

Aspetti a cambiare. Piuttosto le dica dei suoi mal di stomaco e delle sue ansie.
Buon cammino.

 

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