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Bulimia: ansia e abbuffate PDF Stampa E-mail

Salve, mi chiamo J., ho diciotto anni.
Dalla scorsa estate ho gradualmente smesso di mangiare - cominciando col saltare la cena, poi anche il pranzo e infine saltando ogni cosa e concedendomi giusto un pacchetto di cracker o una mela al giorno - ma da ottobre a questa parte temo di essere passata da una fase di pseudo-anoressia a un tunnel di bulimia incontrollata.
Alterno mediamente una settimana di digiuno ad uno/due/tre giorni di abbuffata. Da giugno a settembre avevo perso ventun chili, da ottobre ad aprile ne ho ripresi una decina, così facendo, (ero un po' in sovrappeso, originariamente: questo significa che sto tornando ad esserlo).
A parte l'ovvio problema dei disturbi alimentari e la paura smisurata di prendere peso - sì, sono consapevole che si tratta del vero mostro da battere - io ho bisogno di un consiglio serio su come impedirmi di mangiare in modo così spassionato.
Non è per continuare con i miei disturbi in maniera spensierata, davvero, sto riprendendo un'alimentazione sana, seguita da una specialista: il problema è che, mentre il digiuno si è estinto, le abbuffate sopravvivono tutte. Non riesco a fermarmi, non riesco a pensare: metto una pizza a scaldare nel forno e mentre aspetto mi mangio un barattolo di gelato, finisco la pizza e nel frattempo sto già spalmando della marmellata sulle fette biscottate; non faccio in tempo a finire tutta questa roba che le mie mani tornano verso la dispensa e prendono un pacco di croissant. Non riesco a smettere di divorare, divorare, divorare. Sono addirittura arrivata al punto di far chiudere a chiave la credenza.
Il problema, è che mangio fino a stare male. Sono finita all'ospedale tre volte per indigestioni o cose simili. Il mio stomaco è chiuso, ma io ci pigio dentro tutto quello che trovo; mi sembra di morire nelle ore successive. Il fatto è che ogni volta che comincio a mangiare con le migliori intenzioni, subito dopo il primo morso impazzisco: perdo completamente la capacità di controllarmi, è come se fosse l'ultima volta occasione per mangiare.
Non posso essere seguita da uno psicologo - per ragioni personali - ma ho la dietologa e il nutrizionista: entrambi, però, non riescono a darmi una soluzione a questo problema. Dicono di cercare di rilassarmi, di ritrovare un 'dialogo cortese' col cibo. Ma non ci riesco, per me il cibo è tutto tranne quel che è. Non ho mai vomitato per il semplice fatto che non ne sono capace, ma in passato ho fatto abuso di lassativi. Ora sto cercando di smettere, anche perchè soffro di tachicardia e attacchi d'ansia.
Ho davvero bisogno di un consiglio per dare un taglio a tutta questa storia.
(So che ho un modo molto analitico di esporre i miei problemi, ma è il mio meccanismo di difesa: cerco di estraniarmi ed essere oggettiva il più possibile per non crollare).

Scusi per il disturbo e grazie, nel caso di una risposta.

J.

Cara ragazza,

come posso darti un consiglio se l'unico che ha senso me lo hai bocciato in partenza? quale mai serio motivo personale ti può impedire di farti aiutare da uno psicoterapeuta? può esistere un motivo valido?


Il nutrizionista a un lavoro più che mai rispettabile, conosce il cibo a menadito e sa come articolarlo per una alimentazione salutare e benefica; ma appunto conosce il cibo, lo conosce per quello che è nella realtà, e non nella tua percezione.


Se ti abbuffi così a dismisura è chiaro che il tuo organismo sta esprimendo un disagio che va infinitamente al di là di uno squilibrio alimentare. Non ti serve a niente conoscere il numero di calorie contenute in una manciata di arachidi; o meglio, ti serve a dare ancora più peso al tuo discontrollo davanti alla dispensa.


Scrivi: "subito dopo il primo morso impazzisco: perdo completamente la capacità di controllarmi, è come se fosse l'ultima occasione per mangiare." Mi chiedo cosa sia per te l' "ultima occasione", che senso abbia questa frase nella tua vita.


Non perdere tempo e corri da uno psicoterapeuta. A Milano ne conosco uno perfetto per la tua questione, si occupa di questo tema da anni. Non mettere davanti a questo niente: non c'è nulla di più importante della tua vita. I soldi, il tempo, il coraggio si trovano.


Inoltre, un consiglio immediato: il nutrizionista non serve, come non servono le diete. Aumentano solo il tuo senso di precarietà e la paura di non avere altre occasioni per mangiare quello che vuoi. Cerca di fare cose che ti piacciono veramente, concediti qualunque svago, e per ora accetta che sederti a tavola è un tormento. Mangia cose buone e ricorda che metterti dei limiti eccessivi porterà solo ad una abbuffata imminente.
Cerca di sopportare qualche chilo in più per un periodo, almeno finché non troverai un po' di pace. E pensa continuamente che il cibo è solo il pessimo investimento di una soferenza che ha ben altre origini: concentrarti su cibo ti distrae dal dolore. Pertanto, finché non lo guarderai in faccia, ti tormenterà con queste forme sotterranee.


Ascoltami e credimi: non c'è un altro modo.


Auguri di cuore.

 

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