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Amori sbilanciati PDF Stampa E-mail

 


Gentile dottoressa,
ho trenta due anni e da 7 anni sto con un ragazzo, con il quale da 2 anni convivo.
Ho conosciuto questa persona in un momento in cui mi sentivo persa e molto sola e la storia con lui è iniziata senza che quasi me ne accorgessi. Senza oppormi, e lasciandomi trascinare dal suo amore e dalla sua determinazione, giorno dopo giorno, mi sono trovata legata a lui.
Una parte di me ha sempre pensato di volerlo lasciare, di volersi staccare e, in queste sette anni, ho trascorso molti periodi lontana da lui scegliendo dei lavori lontani, in altri paesi.
5 anni fa, in uno di questi periodi trascorsi all'estero, ho conosciuto un altro uomo, sposato, con cui ho intrapreso una relazione molto sbilanciata e sporadica, ma molto intensa. Dico sbilanciata perchè, nonostante mi abbia sempre riempita di attenzioni e belle parole, non ha mai dimostrato un trasporto reale o un reale disiderio di impegnarsi nei miei confronti, in qualsiasi modo. Io, invece, ho provato da subito un enorme trasporto nei suoi confronti e un'attrazione sessuale che non avevo mai provato per nessuno.
In breve, mi trovo oggi scissa tra queste due persone, da cui non mi riesco a staccare e sono in stallo.
Provo un'enorme tenerezza e moltissimo affetto per il mio compagno, abbiamo molte cose in comune e un dialogo profondo. Io però non provo alcuna attrazione sessuale per lui e mi sento molto in colpa per questo. Non provo però un sentimento completo, intero. Mi sento di mancare nei suoi confronti e di non essere all'altezza del suo sentimento e questo problema, di cui abbiamo provato a parlare senza successo, sta diventando un enorme elefante nella stanza.
Il mio compagno mi ama molto, è presente e attento e, nonostante il nostro rapporto sia stato a tratti molto conflittuale, razionalmente penso che sia molto stupido buttare via tutto.
Mi scervello ossessivamente su tutto questo ma non riesco a capire se quello che provo per il mio compagno sia vero, ma inquinato da una paura di legarmi e costruire qualcosa, o se sia invece proprio la persona sbagliata per me (e di conseguenza io per lui).
Si può imparare a desiderare qualcuno? O l'attrazione sessuale è davvero qualcosa che ci capita e su cui abbiamo relativamente poco controllo?

Ho letto molte lettere della sua rubrica, per cui mi immagino che forse dovrei intraprendere un percorso di terapia per trovare realmente delle risposte. Lei saprebbe consigliarmi qualcuno a Bologna, nel caso?

La ringrazio molto.

 

 

 

Cara,
ci sono cose che non mi dici, come l'età del tuo compagno (mi colpisce che lo chiami "ragazzo"), e se tra voi c'è mai stata questa agognata attrazione fisica.
In ogni caso, più che sull'attrazione, fossi in te mi farei domande sul senso di questa convivenza. Il senso per te, ovviamente, non in generale, perché le cose hanno senso solo per noi.
Non siamo in tribunale, non c'è qualcosa di giusto o di sbagliato. Probabilmente questa persona è stata importante in un momento particolare della tua vita, e per certi versi lo dev'essere ancora. Perché lo è? Perché, visto che non ti attrae? Cosa dà alla tua vita che riesce a sostituire l'erotismo?
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Altra questione, altrettanto centrale. Come mai ti sei innamorata di un uomo che, guarda caso, è sposato, e soprattutto non coinvolto quanto te?
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Queste cose non sono a "caso". L'amore, lo affermo con forza, è reciprocità, e di reciproco nella tua vita vedo ben poco. Il tuo compagno è più coinvolto di te, e tu lo sei più del tuo amante. Tra voi tre, lo stallo, ognuno ti dà qualcosa che non c'è nell'altro. E tu, tu, cosa dai ad entrambi di te?
La questione, credo, non è quella di aggiustare le cose, di renderle più o meno vivibili, ma di andare in profondità circa il tuo rapporto con gli uomini e soprattutto con i sentimenti.
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Sono d'accordo con te, una psicoterapia sarebbe un'ottima opportunità per te.
Penso a qualche collega a Bologna e ti scrivo in privato.
Un caro saluto.
 

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