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Adolescenza e aggressività PDF Stampa E-mail




Gentile dottoressa

Stasera ero veramente giù e ho trovato conforto nel leggere la lettera di A.F. sul vostro sito.
Anch'io sono mamma di un bambino-adolescente (12 anni) che da qualche mese ci dà problemi su problemi.
Ribellione, insofferenza, distacco da me (per fortuna cerca di più il padre), a scuola fa confusione e perde gli amici. Ma soprattutto nel quartiere dove viviamo si comporta in modo maleducato con i bambini più piccoli di lui e perfino con i loro genitori.
È irriconoscibile! I genitori degli altri bambini creano terra bruciata intorno a lui e si crea un circolo vizioso in cui lo vedo solo, sempre più triste e arrabbiato.
Purtroppo non ama lo sport a differenza dei suoi coetanei e quindi non ha amicizie della sua età nel quartiere, da quando il suo amico del cuore si è
trasferito, due anni fa.
La tolleranza nei confronti di questo difficile periodo è praticamente nulla e io soffro sia per quanto succedede dentro casa che fuori.
Lavoro part time e mi dedico molto a lui.
Non che prima fosse un "angioletto": è stato sempre molto vivace e sensibile, poco concentrato a scuola, autonomo... Ma era un bambino felice, solare, anche se molto difficile da gestire.
Adesso fa una stupidaggine dopo l'altra, io tremo a ogni attimo pensando che cosa potrebbe combinare. Ha già avuto fasi simili, ma adesso è diverso...
Stiamo cercando di stare dalla sua parte, anche quando succedono cose incresciose. Cerchiamo di fargli capire che non giustifichiamo i suoi errori, ma tuttavia lo amiamo lo stesso. Ma non sempre succede, ci sono giorni in cui ci arrabbiamo tantissimo...
Abbiamo rimesso una disciplina abbastanza ferrea con i compiti e lo studio del violino, i suoi piccoli doveri domestici (come apparecchiare o raccogliere la carta da riciclare) e ci sono periodi in cui le cose funzionano. Poi fa "il matto" a casa e fuori, arrivano le telefonate dei vicini intolleranti e io precipito verso un baratro in cui penso alla fuga o a cose molto brutte. Una mamma gli ha detto "Così si comportano gli handicappati!" ci siamo stati malissimo. Ho detto a questa madre che mi dispiaceva molto per quanto era successo, ma che non tolleravo assolutamente quel modo di rivolgersi a lui.
E non ci ho dormito, naturlmente.
Diventa grande e allo stesso tempo è ancora bambino: ultimamente non riusciva a dormire bene e allora abbiamo ripreso i pelouches, che ha apprezzato tantissimo. Ogni sera vuole che leggiamo le carte degli angeli...
Oggi si è messo a piangere disperato, dopo che mi ha detto di essersi picchiato con un bambino la cui madre non voleva che giocasse insieme a lui.
"Ma che mi sta succedendo? Perché sono così maleducato, perché non sono più gentile come prima?"
L'ho abbracciato, gli ho detto "Stai diventando un uomo, è una fase difficile... Alla tua età anch'io sono stata male, ti capisco!"
"Ma quando passerà?!"
"Non lo so, ma noi ti siamo vicini e ti aiuteremo."
Io e mio marito siamo dalla stessa parte...
Ma per quanto tempo ancora resisteremo?

La ringrazio di un suo gentile consiglio...
A.P. , una mamma semidisperata



Cara signora, la sua semidisperazione può essere in parte consolata dal fatto che, almeno leggendo ciò che scrive, sembra che voi genitori stiate reagendo alla crisi in modo funzionale.
Posso immaginare il vostro dolore. Non per niente l'adolescenza è definita come momento di smarrimento profondo.
Ci sono alcuni punti della sua lettera che meritano di essere evidenziati.
Innanzitutto quando cita suo figlio: "Ma che mi sta succedendo? Perché sono così maleducato, perché non sono più gentile come prima?". Il ragazzo è consapevole del turbamento che lo rende "diverso da prima", ma non riesce a spiegarselo, e per questo si sente poco padrone della sua vita. L'aggressività diventa ingestibile, quasi divorante, e si riversa proprio su coloro che vorrebbe vicino, come i compagni di scuola e i genitori. Credo che la vostra risposta sia stata molto bella: in essa c'era calore, e nello stesso tempo una qualche spiegazione di ciò che in questo momento sembra caotico e ingestibile. Sono due cose molto importanti: il ragazzo deve percepire da voi sia amore che sicurezza. Per lui è fondamentale sentire che lo amate, nonostante le sgangheratezze del momento, che lui stesso subisce.
La reazione alla mamma che ha citato a sproposito gli "handicappati", è stata adeguata, ottimale, e certamente il ragazzo si è sentito contemporaneamente protetto e consapevole della sua mancanza.
Nello stesso tempo, trovo ottimale la severità con cui impartite i compiti e le responsabilità. Quello è lo sfondo sicuro dove l'adolescente appoggia la sua crescita. Un genitore malleabile e fragile, è come un terreno fatto di sabbie mobili.
Dovete resistere, non avete altra scelta. Ci vorrà ancora del tempo, ma anche l'adolescenza finisce. Non dovete abbandonare vostro figlio, ma seguirlo a distanza e fargli sentire la vostra presenza solida e incrollabile. Accompagnatelo con amore al suo diventare uomo, come un rito di passaggio. Tali riti, nella storia, non sono mai stati indolore, per nessuno.
Aiutatelo ad esprimere la sua aggressività, senza essere invadenti rispetto alla sua intimità. E' difficile, ma possibile, far sì che lui si apra, o con le parole, o con il comportamento; voi dovreste aguzzare le orecchie e sgranare gli occhi su ogni dettaglio, e su quello aiutarlo a dare voce alla sua inquietudine. non è detto che si apra, soprattutto con lei. Forse con il padre ci sono maggiori possibilità. Tutto questo, però, con la massima delicatezza, per non violare il suo bisogno di affermazione "adulta".
Se le cose dovessero complicarsi, potreste sempre rivolgervi ad uno Psicologo, ma solo a condizione che lui sia d'accordo. A volte, anche,presso le scuole ci sono degli sportelli di esperti che incontrano i ragazzi. Parlare con un adulto estraneo, non della famiglia, può essere per l'adolescente un'occasione per mettere a fuoco i propri nuclei di sofferenza, e dunque avere più chiarezza su se stesso.
Se tra qualche tempo le venisse la voglia, o il bisogno, di scrivere e raccontarci ancora della sua esperienza, sarà solo un piacere.
Saluti calorosi
 

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