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Abbuffate e solitudine PDF Stampa E-mail




 

Buongiorno,
mi chiamo C. ed ho 28 anni.

Da tempo ho delle abitudini alimentari poco "corrette". Sono nel vortice delle abbuffate seguite da vomito indotto.
Ho cercato (per volere della mamma) di intraprendere dei percorsi di psicoterapia ma non hanno prodotto i risultati sperati..Forse perchè nemmeno io stessa ci credevo molto. Ho sempre rinnegato questa cosa per poi accettarla come parte di me.

Ora sono ad un bivio. Rottura con il mio ex compagno che è letteralmente scappato di casa e una profonda solitudine. Gli effetti li lascio immaginare. Giorni di digiuno, sbalzi d'umore, abbuffate.. Cerco la solitudine e mi rendo conto che chi mi sta intorno scappa.

Crede che ci sia una speranza per poter rimediare a questa cosa?
Un caro saluto
C.


Forse non c'entra la speranza, ma il far chiarezza dentro di te, capire perché ti "induci" (oltre che il vomito) la solitudine. Forse posso intuirlo, la solitudine, benché dolorosa, lo è meno della relazione, dell'amore, dove c'è il rischio, la dipendenza, la paura. Pensa al tuo rapporto col cibo, usalo come metafora: mettere dentro e buttare fuori il cibo è come mettere detro e buttare fuori l'altro. Il cibo è buono e nutriente, ma è anche impegntivo e invadente, pesante, velenoso, traditore.

Dovresti cercare di vivere la psicoterapia con una prospettiva diversa. In lei puoi trovare uno strumento per vivere meglio la tua vita in generale, e non solo per superare il sintomo. Se la tua vita diventerà più godibile, più amabile, non avrai più bisogno del sintomo e lo abbandoerai. Ma non deve essere il tuo unico pensiero, altrimenti non farai mai una terapia: in questo momento la più parte di te non se ne vuole liberare, perché in qualche misura ne ha bisogno. Non è una colpa. E' una fragilità che ti permette di andare avanti. Per potere smettere devi essere, diciamo, preparata, devi avere altre possibilità di godimento, di sfogo, di espressione.
Fallo per conoscere meglio chi sei, cosa vuoi, cosa della tua vita non va. Proprio ora che sei in trasformazione, è un momento giusto.
E soprattutto non farlo per tua mamma, fallo per te. Lei non è neanche importante che lo sappia, tanto per farti capire quanto è secondaria la sua partecipazione, come quella di chiunque.

Prenditi il tempo e lo spazio per te, per ascoltarti, guardarti, parlarti. Per essere ascoltata, guardata, aiutata da vicino.
Se sei arrivata a questo dolore, questo ha certamente un senso nella tua vita.
E la tua vita sei tu.
 

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