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Il momento per iniziare una psicoterapia PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

Frequentemente i miei pazienti mi raccontano di aver pensato a lungo, a volte per anni, prima di prendere la decisione di chiedere aiuto. Di solito questo momento coincide con un acme di sofferenza, o con un evento traumatico.

 

Non è una decisione così immediata.

Innanzitutto è molto difficile, almeno per la nostra cultura, per quanto possa sembrare strano, individuare il nostro malessere. Normalmente tendiamo a dare la "colpa" delle nostre insoddisfazioni a fattori esterni, come la società, lo stress, Milano, il lavoro, il partner peggiore della Terra, senza considerare che la maggior parte di queste calamità hanno origine in noi stessi, nelle nostre scelte, diciamo, sbagliate, nei nostri automatismi nevrotici, sintomatici.

 

In secondo luogo, anche quando, miracolosamente, riusciamo ad intuire di essere in balia di tali automatismi, ci sentiamo in dovere di superare da soli (e in fretta) le nostre "debolezze", possibilmente in segreto. Oppure ci rassegnamo, ad una vita mediocre ma tutto sommato vivibile, adattandoci.

 

Se poi, però, il livello dii sofferenza supera la capacità di sopportazione, oppure alcuni sintomi diventano ingombranti e rendono la vita impossibile, per esempio gli attacchi di panico, la bulimia, l'anorgasmia, eccetera, allora talvolta troviamo la forza di chiedere aiuto.

 

Come al solito, faccio delle iperboli ed esagero, perché non è sempre così, per fortuna. Ho pazienti che vengono regolarmente soprattutto per il desiderio di conoscersi meglio ed essere più consapevoli di se stessi e della vita che vivono. Tuttavia in parte è vero: dallo "strizzacervelli" si va quando proprio non c'è altra soluzione.

 

Dunque, c'è forse un "momento adatto", migliore, più adeguato?

Sinceramente, non lo so.

E' una risposta impossibile. Dipende da troppe cose, per prima la voglia reale di mettersi a lavorare seriamente su se stessi, di guardarsi con occhio critico, senza giudizio ma con sincerità, per scoprirsi nelle proprie miserie, paure, nelle proprie ombre peggiori, ma anche nelle vulnerabilità, nel bisogno d'amore, nella fatica di vivere, nella rabbia.

Dipende dal coraggio che si sente di avere, dalla voglia di lottare per la verità (se c'è una verità), dall'essere o meno disposti a scoprire buchi terribili dell'anima che ci faranno piangere, soffrire per noi, sentire tutto il dolore costipato che risale e si libera nella nostra vita adulta, consapevole.

 

Certo, tutto questo ha un guadagno. Un guadagno enorme. Perché se arriveremo fino alla fine, la vita diventerà davvero "nostra" (per quanto può esserlo), e noi ci renderemo conto un passo alla volta di quanto sia bella, strana, contraddittoria, tragica, buffa, assurda, bastarda, ma bella, bella.

 

E quanto più mi accorgo della sua bellezza, tanto più mi spiace profondamente, infinitamente, debba finire.