Basic Joomla Menu

Sul genitore eroe PDF Stampa E-mail



Ho notato che in questo periodo va di moda dire che un buon genitore dovrebbe aiutare il figlio a diventare se stesso, accogliendone la diversità e aiutandolo a realizzarla.
Con i miei soliti modi burberi e provocatori dico che è una bestemmia.
La responsabilità della propria vita, in primo luogo, spetta al soggetto, non al genitore. Il genitore, oltre che a copulare all'inizio, è chiamato a nutrire il figlio, educarlo al mondo civile, dargli amore (non troppo) e attenzioni (non troppe), farlo studiare fino a 16 anni, se poi riesce anche dopo meglio, non rompergli troppo le scatole ed evitare di rendergli la vita (e la crescita) impossibile.
Tuttavia credo davvero che i desideri e l'amore per la propria realizzazione siano responsabilità dei soggetti, non dei genitori, e una volta raggiunta l'età per realizzarli ognuno debba darsi da fare per realizzarli, senza recriminare il passato e senza aspettarsi l'aiuto di mamma e papà.
Il genitore non è chiamato ad aiutare il figlio a realizzare la sua soggettività, i suoi desideri, la sua verità. Il genitore, semmai, è chiamato a farsi un po' da parte, via via che il figlio cresce. Ma non è obbligato ad amare le scelte dei figli. Non è obbligato ad esserne felice. Se ci riesce bene, ma se non ci riesce amen. La sua parte non è quella della bella musa o del guru ispiratore della retta via, anzi, al genitore spetta la parte odiosa dell'educazione e della norma. Mamma e papà devono essere abbandonati, considerati vecchi e bacucchi, non eroi. Sarebbe paradossale: un genitore che aiuta il figlio a diventare se stesso. Dio mio, sto male solo a pensarci. Dov'è dunque l'affrancamento? dov'è l'emancipazione? E' da solo che il figlio deve trovare la sua strada, non mano manina con il papà o la mamma.
E' l'individuo, lui da solo, che ha la responsabilità di sé e della propria vita. Basta con questa chiamata alla missione genitoriale dell'onnipotenza salvifica. I genitori sono un campo di allenamento alla vita, il primo ostacolo, ogni tanto un punto di appoggio e se proprio va bene anche un piccolo aiuto; non sono né "la vita", né la salvezza, né poi così determinanti, sempre che il figlio voglia, e sempre se la smetta di essere figlio in eterno.
Insomma, andiamoci piano con queste generalizzazioni e semplificazioni. La psicologia è una scienza complessa, che lavora con le ambivalenze e le contraddizioni come pane quotidiano, e non ci sono, non ci saranno mai, ricette semplici, anche se rivoluzionarie o apparentemente stravolgenti.
La verità è sempre scissa in mille pezzettini, e noi del mestiere non dobbiamo incollarli, ma tollerarli e farci i conti.