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Autoscatto PDF Stampa E-mail

 

Non è una cosa qualunque farsi degli autoscatti. È un tentativo di guardarsi con gli occhi degli altri, di oggettiva la nostra soggettività, di cogliere chi siamo, come siamo. Una volta era complicato, bisognava premere un tasto che avrebbe fatto scattare la macchina dopo 10 secondi, a distanza. Non era possibile prevedere l'immagine esattamente. Ora è facile, e per chi si fa i selfie può essere visto come narcisismo. Certo che lo è, ovvio. Chi non lo è, narcisista. Ma c'è dell'altro, secondo me. Il bisogno che abbiamo di immedesimarci con chi ci guarda, con chi ci vede con i suoi occhi, con chi può, al contrario di noi, osservarci nei dettagli, scovare le nostre imperfezioni, avere un pensiero su di noi. C'è l'angoscia, la vergogna, la speranza che l'altro non veda poi così bene (e invece no, vede benissimo). C'è anche la nostra vergogna, profonda, quando guardiamo le nostre foto, quelli siamo noi, quella sono io, sono io, è terribile, così irrimediabilmente immodificabile, così incontrollabile.

Per cui sì, perdoniamoci anche uno scatto fatto in posa, con un sorriso un po' esagerato, con l'espressione di chi vorrebbe avere autostima da regalare, ma da regalare ha solo, appunto, un'immagine.
Nessuno è libero da insicurezza e narcisismo. Ma in fondo, forse non è poi così grave.